stagioni del silenzio

In noi sono presenti tutti i semi del dolore: vivendo nell’oblio non facciamo altro che innaffiarli quotidianamente.
Thich Nhat Hanh, “Lo splendore del loto”.

La nostra società tende a funzionare con un assunto di base di omertà: un silenzioso oblio del gruppo che accetta una guida dispotica a sacrificio delle idee creative, dei pensieri generativi ma con il grande vantaggio della momentanea evacuazione, da parte dei membri del gruppo, dell’angoscia e dell’assunzione della responsabilità personale.
Riccardo Romano, “Assunto di base di omertà”.

La negazione del presente è la maschera che copre la negazione di sé: il presente è percepito come un incubo, un esilio, come un'”eclissi perchè l'Io - il fuoco dell'esperienza del presente, è sentito come un'angoscia insopportabile.
Amos Oz, “La scatola nera”

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Stagioni del silenzio - recensioni:
Postfazione di Beatrice Monroy
Il giovane Francesco fa una vita di compromessi: nel suo lavoro di impiegato, in cui vede politicanti traffichini ottenere privilegi con soprusi e prepotenze; nella sua storia d’amore con Gianna, sua eterna fidanzata che lo critica perché non hanno futuro; con il suo amico d’infanzia Massimiliano, spesso sopra le righe; con la sua Sicilia, terra che ama e che vorrebbe lasciarsi alle spalle per le sue infinite contraddizioni. Ma la sua vita senza sussulti, da equilibrista, viene stravolta quando assiste a un regolamento di conti da parte di alcuni malavitosi, preludio di nuovi spargimenti di sangue. Questo incidente lo porta di fronte a un bivio: far finta di nulla e vivere nell’omertà, oppure trovare il coraggio di denunciare gli assassini?
Franco Manno, psichiatra e psicoterapeuta.
Renato Schembri ci propone una visione della mafia e del malaffare utilizzati come metafora della assurdità e della difficoltà di ognuno di noi di vivere dentro il "sistema", riuscendo a mantenere un qualche grado di consapevolezza, senza fuggire via, nel tentativo quotidiano di rimanere "veri", in grado di colorare il mondo con le matite ed i pastelli della propria vita emotiva ed affettiva".
Cristiana Ciampa Tzomo, monaca buddhista.
In bilico tra diario introspettivo, thriller e accorata denuncia politica, questo romanzo ci sorprende con note di freschezza espressive, raffinate e vivissime. Qua e là colpi di maestro che non possono avere radici nel mero esercizio letterario.
Beatrice Monroy, scrittrice.
È una bella lezione di moralità nuova questo romanzo, un'analisi attenta e puntuale di un modo di fare "morbido" che caratterizza troppe volte la nostra cultura isolana. Ma c'è nell'autore qualcosa di più, c'è direi una sapienza spirituale che permette alla storia comune di malaffare di diventare un percorso, un cammino per divenire altra cosa.
Il Mercante consiglia… Stagioni del silenzio - agrigentoweb.it
Voglio iniziare questa recensione facendo un breve riferimento ad “UNA STORIA SEMPLICE” di Leonardo Sciascia.

Il libro si apre con un epigrafe di Durrenmatt: « Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia ». Ed è importante cominciare proprio da qui. Perché è esattamente questo lo scopo che si prefigge Sciascia con questa sua opera: “scandagliare le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”, cioè andare alla ricerca, e raccontare, di chi della giustizia fa ancora un obiettivo, un’aspirazione.

Ed il brigadiere, uno dei protagonisti della storia, è proprio la rappresentazione di questa “possibilità”; un uomo semplice ed onesto, costretto a muoversi tra questori superficiali e commissari conniventi. Ma se è esatto che riuscirà a raggiungere la verità, purtroppo va anche detto che non riuscirà ad ottenere giustizia, andando così Sciascia a condividere con Durrenmatt un certo pessimismo nei riguardi di forze dell’ordine e magistratura, spesso impossibilitati, una volta scoperta una malefatta, a punirla e ad affermare la giustizia. Ma quel senso di giustizia va mantenuto e protetto, sembra volerci dire Sciascia, anche contro tutto e tutti, anche se in minoranza.

O come, sempre di Sciascia, “IL GIORNO DELLA CIVETTA”, romanzo di forti contrapposizioni, C’è contrapposizione di caratteri tra i personaggi. Contrapposizione tra chi pensa ai «metodi forti dei tempi di Mori» e chi, come il capitano Bellodi, li rifiuta. Contrapposizione tra chi vede la mafia e chi la nega. Contrapposizione di «uomini e non», anzi per dirla con le categorie di Don Arena, di «uomini e mezz’uomini, di ominicchi, piglianculo e quaquaraquà». Contrapposizione infine tra Italie diverse, a Sud e a Nord della «linea della palma», fotografate all’alba d’un miracolo economico già denso di poteri occulti e speranze disattese. Che c’entra tutto questo, che c’entra Sciascia con Renato Schembri?
C’entra proprio quando il nostro protagonista, il giovane Francesco, dovrà decidere tra l’omertà, oppure trovare il coraggio di denunciare gli assassini di quell’omicidio che lo vede come testimone; c’entra quando dovrà decidere se vivere all’interno di quel sistema mafioso presente nel territorio o rimanere veri e avere la coscienza pulita; c’entra per la sua sicilianità pulita come quella di Sciascia.

Le STAGIONI DEL SILENZIO è un libro non solo da leggere ma da rileggere e regalarlo alle nuove generazioni.

Una sorpresa questo libro, una bella sorpresa.